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Giovanni Codovini

Umbria, linea d'ombra e cambiamento

Uscire dai modelli consolidati e progettare il futuro

Varcare la linea d'ombra dell'oggi. Questo sembra essere il nodo gordiano per l'Umbria: la difficoltà ad uscire da modelli consolidati, di certo rassicuranti, ma che spesso ostacolano la progettazione del futuro ed impediscano magari il cambiamento. Si tratta di un nodo antropologico sul quale, diciamolo subito, la politica poco incide; semmai è essa stessa il prodotto di questa antropologia regionale che, purtroppo, alcuni fatti recenti confermano, persino sul piano economico-finanziaro, sul quale vogliamo restare.I fatti che stiamo per dire potrebbero sembrare, a prima vista, slegati e senza un denominatore comune. Ma non è così, se li leggiamo appunto dal punto di vista che offriamo alla riflessione, quello della permanenza critica nella cultura regionale della sindrome del nuovo. Rimaniamo ai fatti, a due fatti tra i tanti che spiegano questo atteggiamento di fondo regionale: i contratti di impresa, le conseguenze della discesa di un brand regionale esclusivo in Borsa come quello di Cucinelli.I contratti di rete tra imprese rappresentano, da un punto di vista economico, una libera aggregazione tra imprese con l'obiettivo di accrescere la loro competitività e innovatività. Il contratto di rete, novellato recentemente con una legge nel 2010, è un contratto di collaborazione tra due o più imprese (anche pubbliche) che ha una struttura più snella del tradizionale contratto di consorzio e si pone come un valido supporto di crescita per le piccole e medie imprese, aprendo scenari nuovi verso alleanze e cooperazioni interaziendali, tra l'altro nei campi dello sviluppo e della ricerca. Consente altresì di condividere conoscenze e professionalità pre-competitive, di produrre nuovi beni materiali o immateriali, di affrontare con maggior massa critica i mercati internazionali. Insomma il contratto di impresa sarebbe per l'Umbria economico-produttiva una delle possibili soluzioni al suo limite strutturale: il nanismo e la dispersione delle risorse. Ebbene? Se leggiamo i dati aggiornati ad oggi (forniti da Unioncamere), l'Umbria ricopre mestamente il penultimo posto per le reti di imprese realizzate: appena nove imprese coinvolte, giusto prima del Molise con tre, fanalino di coda nazionale. Varcare la linea d'ombra; la fatica per l'Umbria - in questo caso aziendale ed economica - a varcare la linea d'ombra: ecco il punto. E ciò è più evidente se confrontiamo il dato con le regioni dell'Italia mediana: l'Emilia-Romagna ha mobilitato 143 aziende per un numero di 2812 dipendenti (l'Umbria ne ha mobilitati solo 330), la Toscana ha messo in campo 185 imprese per 1509 dipendenti, le Marche 64 per 3568. Altri numeri, altra capacità di affrontare il futuro, passando da una modello individualista e di corto respiro ad un modello collaborativo dove il confronto tra idee moltiplica di certo le possibilità di crescita, ma mette anche in dubbio consolidate pratiche. Ci ha dato la stessa percezione di resistenza al cambiamento, come se ogni cosa dovesse rimanere nel cono d'ombra del presente, la dichiarazione alquanto polemica del segretario della Camera del lavoro di Perugia, Vincenzo Sgalla (e qui veniamo al secondo fatto), sulla novità dell'entrata nel consiglio di amministrazione della Brunello Cucinelli di un frate, Padre Cassian Folsom, Priore del Monastero di San Benedetto a Norcia, con l'incarico di vigilare sul rispetto della dignità umana. Una novità questa che rompe lo schema meramente managerialistico e tecnocratico di gestione, facendo passare l'azienda - ogni azienda - da monade alla considerazione di complessità umana. Insomma, c'è un passaggio di paradigma, al di là di chi rappresenti tale modello, sul quale il sindacato farebbe bene a ragionare fuori dalla logica antagonista, ma cogliendo magari gli aspetti comunitari e di promozione umana che sono, tra l'altro, patrimonio della sua storia, anche etica. Però la difesa del presente e dello status quo finisce per prevaricare l'attitudine al cambiamento con le sue potenzialità. Anche qui: la fatica a varcare la linea d'ombra.Insomma, i fatti raccontati, pur se apparentemente slegati, ci indicano la medesima questione e il progetto comune a cui siamo chiamati come umbri: rimuovere gli ostacoli culturali all'idea del cambiamento che pesano nella nostra regione. L'ombra della conservazione traccia le nostre linee.