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Alessandro Campi

Quegli indizi di elezioni anticipate

Consultazioni anticipate in autunno? Tanti indizi, troppi

Mi sbaglierò, ma ad ottobre prossimo si vota. Sono ormai troppi gli indizi che spingono verso elezioni anticipate in autunno. Per cominciare, il sostanziale fallimento del governo tecnico. Quando Monti e la sua squadra hanno preso la guida del Paese – con modalità e forme sulle quali un giorno dovremo pur avviare una seria riflessione, tanto sono state estranee al bon ton costituzionale – si disse che era per ragioni di grave emergenza: bisognava salvare il Paese dalla bancarotta finanziaria e per farlo occorreva una cura da cavallo.
In realtà, a distanza di qualche mese, occorre prendere atto di una triste evidenza: se abbiamo evitato il default formale, non per questo siamo usciti dalla spirale di una crisi che non accenna ad arrestarsi. L’economia è in recessione, i disoccupati aumentano, lo spread famigerato veleggia sempre intorno ai quattrocento punti (dopo averci dato l’illusione di un ribasso), gli imprenditori sono con l’acqua alla gola per mancanza di liquidità, la fiscalità ha raggiunto livelli insostenibili per le famiglie, il prezzo della benzina è alle stelle, il disagio sociale è sul punto di scoppiare. Insomma, siamo al punto di partenza.
E’ vero, abbiamo – così si dice – recuperato di credibilità sulla scena internazionale, lo stile dei nuovi ministri risulta anni luce distante da quello dei predecessori, ma dove sono le grandi e drastiche riforme – liberalizzazioni, mercato del lavoro, giustizia – che ci erano state annunciate? Nato con grandi ambizioni, il governo Monti si è ridotto a mediare giorno dopo giorno (e sempre al ribasso) con i partiti che lo sostengono in Parlamento. Non parliamo poi delle misure che – dopo aver alzato tutte le tasse i balzelli possibili – avrebbero dovuto rilanciare le attività produttive: semplicemente non se ne vede traccia.
Stando così le cose, tirare la corda sino alla scadenza naturale della legislatura rischia di essere inutile e controproducente. Il voto anticipato, qualche mese fa, era visto come un azzardo, che ci avrebbe condotti in una situazione simile a quella greca. A questo punto potrebbe persino essere risolutivo e benefico. Cosa mai potrebbe capitarci di così terribile se davvero si dovesse decidere di votare dopo l’estate invece che nella primavera del 2012?
Senza contare che nel frattempo nella politica italiana è successo di tutto. Da settimane è un susseguirsi di scandali che sembra non risparmiare alcun partito, dal Pd alla Lega. Non è un caso che la fiducia degli italiani nei confronti di tutte le forze politiche sia arrivata al minimo storico. E nemmeno è un caso che partiti così platealmente allo sbando, divisi al loro interno e ormai osteggiati dalla pubblica opinione, non riescano a mettersi d’accordo su nulla: nemmeno sui quei minimi provvedimenti – legge elettorale, rimborsi elettorali, norme anticorruzione – che, se approvati, potrebbero dare il segnale di un’inversione di tendenza. Non parliamo dunque di mettere mano, come vorrebbero farci credere, a cambiamenti costituzionali.
Andare avanti in queste condizioni ancora per un anno rappresenta, anche per i partiti, un suicidio garantito. Senza considerare, come detto, il danno che potrebbe derivare al Paese dal tenersi ancora per molto un governo che ha perso la sua spinta propulsiva. E dunque elezioni anticipate, da intendere a questo punto come il male minore.
Elezioni per affrontare le quali tutti si stanno organizzando come meglio possono in gran fretta. Non si spiega altrimenti l’accelerazione degli ultimi giorni: la Lega pronta ormai al redde rationem interno, che dovrebbe inaugurare definitivamente il dopo-Bossi; Bersani che, statuto del Pd alla mano, si candida come candidato alla Presidenza del Consiglio; Casini che scioglie l’Udc per lanciare il “partito della Nazione”; Berlusconi ed Alfano che promettono la nascita, da qui a poco, «della più grande novità politica degli ultimi anni»; Grillo che – godendo come un pazzo per lo spettacolo desolante offerto agli italiani dalla politica “ufficiale” – batte palmo a palmo il Nord Italia alla ricerca di facili consensi.
Insomma, la corsa alle elezioni politiche anticipate è iniziata. Le amministrative delle prossime settimane serviranno per capire l’umore degli elettori e per contarsi in vista dell’appuntamento decisivo, al quale tutti ormai pensano senza tuttavia sapere bene come affrontarlo: con quali alleanze, con quali sigle e con quali programmi. Il che fa prevedere, trattandosi di una scommessa al buio, che ci aspetta un periodo di incertezza e fibrillazione.  Ma meglio un caos di qualche mese che un’agonia lunga un anno, durante la quale per davvero potrebbe accadere di tutto.