In un istante, devi decidere in un istante. Niente film, niente paranoia, niente pensieri. L'arbitro deve decidere e farlo in fretta, sia che diriga Pozzostrada-Lucento in Terza Categoria piemontese, sia che fischi la finale degli Europei 2008, quelli in Austria-Svizzera col trionfo delle furie rosse spagnole. Con quell'arnese in bocca, sempre pronto a mettere a dura prova mascella e polmoni, Roberto Rosetti ne ha fatta di strada dalla Torino di Mirafiori al Cremlino. Ma “Nessuno parla dell'arbitro” (Add editore, 15 euro) non è solo un viaggio, davvero minuzioso e ricco di sana passione, del biondo fischietto torinese dagli inizi sui campi polverosi con tanto di perenne “rischio sputo” al ruolo di capo degli arbitri della federazione russa, incarico attuale. E' una storia nella quale l'amore per il calcio, per i suoi protagonisti, per le vicende a tratti esilaranti ed a volte sportivamente (e personalmente) drammatiche trascina come un piacevole vento primaverile. Non a caso il leit-motiv del racconto è l'episodio che ha messo fine alla sua carriera di ottimo arbitro internazionale: mondiali in Sudafrica 2010, ottavo di finale Messico-Argentina. Messi che s'invola, un'azione concitata, la palla a Tevez che segna in fuorigioco tra le proteste dei giocatori in maglia verde. Pochi istanti prima, alle spalle di questo proscenio elettrizzante lui, Roberto Rosetti che con ampie falcate e sguardo furtivo osserva il campo e i suoi primattori. E che in un lampo deve prendere una decisione: il consulto col fido assistente Ayroldi (“sono sicuro, è regolare”), tanti anni di sacrifici a scorrazzare in giro per l'Italia, a prendere insulti, a rischiare la pelle che ti tornano in mente giusto un attimo. Quell'attimo prima di convalidare il gol, quell'attimo prima di sbagliare, quell'attimo prima di capire che non potrai dirigere la finale del mondiale. Nessuno parla dell'arbitro... detto così potrebbe sembrare una sorta di urlo contro un mondo, quello del pallone, sempre più diretto alle manie di protagonismo ed incapace di considerare la sana umanità di quell'uomo nero col fischietto in bocca. Nessuno parla dell'arbitro è, invece, un complimento. Quel complimento che ogni direttore di gara vorrebbe sentirsi dire appena fatta la doccia, quando il furioso post partita è già iniziato come un tritacarne capace di far uscire di senno anche il più quieto degli spettatori. Perché se nessuno parla dell'arbitro, vuol dire che l'arbitro non ha sbagliato. Che è passato sotto traccia, come un soldato furtivo sulla linea di guerriglia di un pericoloso fuorigioco. Non importa che abbia le sue emozioni, le sue paure, le sue aspirazioni. L'arbitro, per fare bene, non deve vedersi. Anche se, con Messi e Cristiano Ronaldo, insieme a Maradona e Platini, tra Graziani e Bettega, qualcuno dovrà pure portare il pallone... “Ragazzi, voi siete fenomeni, ma senza di me non potreste dimostrarlo...” Una rivincita di umiltà che insegna sempre qualcosa.
Commenti
Il libro è stupendo. Rosetti racconta diversi anedotti della sua carriera arbitrale e di come un arbitro prende decisioni nell'immediato durante una partita difficoltà e allo stesso tempo l'aspetto affascinante di questo mestiere. Anche gli arbitri hanno dei sogni che per raggiungerli non devono fare errori.I primi ad essere dispiaciuti di un errore sono proprio gli arbitri che si allenano e si preparano al meglio per ogni partita e nel caso di Rosetti egli ha perso la possibilità di arbitrare la tanto desiderata finale.Questo dovrebbe far riflettere molte persone,Mi ha colpito la spiegazione del lato umano e semplice di un arbitro che è in campo anche lui per divertisti,per passione.Andrebbero più rispettati. Lo consiglio vivamente a tutti coloro che vogliono scoprire questo lato meno conosciuto ma altrettanto affascinante del calcio.