L'urlo di uno sbigottito Marco Tardelli, ospite a “La Domenica Sportiva”, resta vivo negli occhi e nei pensieri degli appassionati di calcio e non solo. “E' morto Scirea”, ed un brivido freddo passò veloce lungo le schiene dei telespettatori. Ma l'esempio di passione e straordinaria correttezza di un campione indimenticabile non è mai venuto meno da quel lugubre settembre del 1989, quando il libero bandiera della Juventus rimase vittima di un incidente stradale in Polonia. “Cercando Scirea” di Gianluca Iovine (Castelvecchi Editore, euro 18) è un bellissimo tributo all'umanità dell'individuo ancor prima del calciatore cresciuto sui polverosi campi di Cernusco sul Naviglio e Cinisello Balsamo. Un attaccante di razza, dal grande senso del gol e non molto prestante fisicamente, che riusciva a primeggiare tra i ragazzi più grandi senza usare mai una scorrettezza (chiuderà la sua straordinaria carriera senza l'onta di una squalifica). Tifoso dell'Inter da bambino, cresciuto col mito di Armando Picchi (incredibile ma vero, morto a 36 anni proprio come Scirea...), il libro di Iovine racconta la vita semplice e intensa di un ragazzo umile e riservato trasformato dal mitico Carlo Parola (sì, quello della rovesciata delle figurine Panini) in libero di manovra, creatore di gioco ed all'occorrenza trascinatore all'attacco. Lo fa attraverso i quaderni scompigliati di un suo compagno di squadra alle giovanili alla Serenissima, il calabrese Nino Jeranò, che poi diventò (grazie a Scirea) magazziniere della Juventus; per urlare tutta la sua profonda ammirazione (con un pizzico di naturale invidia) il roccioso terzino fa recapitare al figlio di Scirea, Riccardo, pensieri sfusi, struggenti ed anche esilaranti, riguardanti suo padre. Il lavoro di bottega al paese, gli studi conclusi soprattutto per regalare una gioia al padre Stefano che non lo voleva calciatore. E poi la crescita del ragazzo e le sue (dis)avventure sentimentali, l'amore della sua vita (Mariella), le pagine gioiose e tragiche della sua carriera alla Juve ed alla Nazionale. Il rimorso dell'Heysel e la Coppa del Mondo dell'82 con quel colpo di tacco nell'azione del 2-0 di Tardelli contro la Germania. Indimenticabile. Il rapporto schietto con l'amico “vero” Dino Zoff, burbero e sincero come nessun altro. I silenzi di Bearzot, l'attaccamento a Cernusco e Cinisello dove tornava ogni volta che poteva solo per tirare calci al pallone insieme ai giovani della zona. Per finire con quell'autografo, richiestogli a gran voce dal ragazzino sbucato dalla strada polverosa. “Da grande vorrei essere come lei”, disse ansimante mentre osservava orgoglioso la penna del campione posarsi sul foglietto stropicciato. “Divertiti, impegnati e gioca sempre correttamente”, fu la risposta di Scirea. Pallone sotto il braccio, autografo in mano e tanta felicità nel cuore, il bambino se ne andò. Si chiamava Alessandro Del Piero, e come il suo campione preferito, avrebbe scritto la storia della Vecchia Signora.
Commenti
Questo vuol dire voler bene a un romanzo. Grazie di cuore.
Gianluca Iovine
E' stato un piacere, complimenti ancora
DS