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Cronaca

Spacciatori traditi dalle schede telefoniche

A San Mariano la "centrale operativa", 4 in manette.


A San Mariano la "centrale operativa", 4 in manette.

PERUGIA - Le schede telefoniche dello "spaccio", quelle per le quali si accoltellano pusher nuovi e vecchi, hanno portato la squadra mobile di Perugia a individuare un gruppo di spacciatori che aveva fatto di San Mariano la propria sede operativa. Quattro in manette, ma il capo, al momento, è riuscito a fuggire.

Le indagini della polizia partono a maggio e iniziano con l'intercettazione di un numero telefonico, trovato a uno spacciatore e, poco dopo il suo arresto, riattivato. Dalle telefonate si era potuto appurare che un gruppo di spacciatori, italiani e magrebini, aveva un capo, sempre tunisino, che via telefono, anche nel periodo in cui questi si trovava ai domiciliari, coordinava le consegne di eroina e coca, a Perugia e proprio a San Mariano. Consegne che avvenivano spesso con un furgone. Il capo annotava tutto, cifre e quantità date ai diversi spacciatori, e commentava diverse operazioni di polizia che, nell'arco di alcuni mesi, avevano portato in carcere diversi suoi "uomini". Come un napoletano e un perugino che, ubriachi durante una consegna, avevano avuto un incidente ed erano stati sorpresi con della droga.

Il capo, dicono le intercettazioni, temeva che prima o poi gli investigatori potessero arrivare a lui. Tanto da scomparire quando la squadra mobile, in un appartamento di via Benincasa a San Mariano, aveva bloccato Lamine Elkouk, 28 anni (poi raggiunto dall'ordinanza di custodia cautelare in conseguenza a questa indagine), mentre stava ritirando 240 grammi di eroina che Abdelkader Ben Kheli Hemmami, appena arrivato da Napoli con il carico per i "sanmarianesi". In quell'appartamento, gli investigatori ritrovarono anche i documenti del capo.

Proprio l'attività di indagine indirizzata a incastrare il vertice del gruppo, ha permesso agli investigatori di individuare due giovani che utilizzavano le utenze telefoniche ritenute a disposizione del "boss". Sono un perugino di 29 anni, D. B., e un marocchino di 21 anni, Amed Daoud.

Dalle telefonate ricevute dal nordafricano, gli investigatori della Mobile avevano ricostruito una lunga serie di cessioni, ma avevano avuto anche la conferma che il nuovo "gruppo" tenuto sotto controllo e quello dei "sanmarianesi" erano collegati, un unico sodalizio. La conferma era arrivata dalla chiamata nella quale si annunciava a Daoud l'uscita di prigione di Ahmed Chaibi, che la polizia aveva arrestato proprio a San Mariano mentre stava consegnando droga. Ancora ascoltando le conversazione dei "protagonisti", gli investigatori erano riusciti a bloccarli: erano a bordo del furgone guidato dal perugino, poi arrestato, D. B., e stavano tornando da Monte Malbe, dove, secondo le intercettazioni, erano riusciti a fuggire ad un controllo e si erano fatti venire a prendere da D. B., di fatto l'autista del gruppo. I due nordafricani avevano in tasca circa 700 euro in contanti e cinque grammi di eroina già divisa che l'italiano aveva consegnato agli agenti, confessando di averli ricevuti dai due stranieri, appena questi erano saliti a bordo. Da San Mariano a Mantignana, dove è stata individuata l'abitazione dei due nordafricani: dentro 7.350 euro in banconote di vario taglio e 15 sim telefoniche. Sul letto un cellulare continuava a squillare durante il sopralluogo: erano clienti, poi identificati, in arrivo da varie parti del Centro Italia, che cercavano i loro fornitori. I tre, come detto, sono stati fermati, mentre per il quarto, già in carcere, il gip Alberto Avenoso, ha firmato l'ordine di custodia chiesto dal pm Mario Formisano.