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Economia

Fisco, avvisi "fasulli" in Umbria: cosa fare

Dalla Direzione accertamento spedite lettere bonarie con errori sui movimenti dei contribuenti per i redditi del 2010


Avviso bonario con errore. Lo manda la Direzione centrale accertamento dell'Agenzia delle Entrate direttamente da Roma. Ed è arrivato in questi giorni a diversi umbri. Lo segnalano alcuni commercialisti che hanno ricevuto gli avvisi stessi. Come già annunciato nei giorni scorsi dal Giornale dell'Umbria, i contribuenti umbri stanno ricevendo in questi giorni circa 4.500 avvisi bonari del Fisco con i quali si avverte che, in base ai controlli, risultano spese "incongrue" rispetto a quanto dichiarato nella denuncia dei redditi presentata lo scorso anno e che fa riferimento all'anno di imposta 2010.
Gli avvisi della Direzione accertamento delle Entrate non obbligano al contradditorio né avviano un procedimento amministrativo in capo al contribuente: si tratta di un mero avviso di riscontro di anomalia fra spese sostenute e redditi dichiarati, da cui potrebbe scaturire in futuro un procedimento di accertamento. Insomma, qualche apprensione c'è. Soprattutto se ci si accorge di trovarsi di fronte ad un errore.
Come segnalato da alcuni commercialisti, infatti, in diversi avvisi recapitati in questi giorni ci sarebbero degli errori evidenti. Ai contribuenti interessati, infatti, viene contestato che, a fronte di un reddito dichiarato "x" è stato effettuato l'acquisto di una casa che darebbe luogo per questo ad un'incongruenza nella dichiarazione dei redditi. Il nodo è però un altro: i contribuenti cui è arrivato l'avviso in questione non hanno acquistato alcun immobile. In pratica gli avvisi presentano situazioni inesistenti che però creano un problema: è vero che siamo di fronte ad un avviso bonario, ma questo non significa che non possa poi scattare l'accertamento sintetico da parte delle Entrate.
Si tratta di anomalie lampanti. Cosa si può fare? Agli avvisi bonari, sia che siano arrivati via email che attraverso una lettera cartacea, si può replicare direttamente - e in modo del tutto informale, visto che non è indicato né un numero di protocollo né altro identificativo del procedimento - all'indirizzo email contenuto nello stesso avviso chiudendo immediatamente la questione. Qualora invece la questione sia più complessa e quindi sia necessario argomentare in modo più articolato, è difficile pensare che l'email sia il mezzo adeguato per chiarire in modo efficace la posizione del contribuente. In questi casi bisogna prendere atto dell'avviso e rimanere in attesa, senza farsi prendere dal panico ed evitare ulteriori iniziative. Si attenderanno eventuali successivi sviluppi e dettagli per istruire una difesa adeguata, quando e se, appunto, si rivelasse necessario. Non certo nel caso di errori clamorosi come quello delle "case fantasma".