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Economia

In fumo 1.200 pensioni in tre mesi

I dati dell'Inps Umbria sui trattamenti liquidati a gennaio-marzo 2012 rispetto allo stesso periodo 2011. Quasi dimezzate anzianità e vecchiaia, crescono le invalidità


PERUGIA - Oltre mille pensioni in meno nell'arco di tre mesi, poco meno di una su tre, circa 12 al giorno, con gli assegni di anzianità e vecchiaia in caduta libera. E si innalza l'età per avere l'assegno. Se la riforma delle riforme - quella delle pensioni cruccio dei vari Governi - ha l'obiettivo di tagliare la spesa pubblica, il traguardo è stato raggiunto anche in Umbria.È il frutto della forte diminuzione del numero delle pensioni liquidate in regione, così come emerge dai dati forniti dell'Inps: nei primi tre mesi del 2012 gli assegni emessi dall'Istituto di previdenza sociale in Umbria sono stati 2.818, 1.169 in meno rispetto ai 3.987 dello stesso periodo del 2011. Un calo del 29,3% che sale al 33,3% in provincia di Perugia, mentre a Terni il dato è stato più lieve, nell'ordine del 19,8%. E stiamo parlando soltanto dell'effetto combinato della finestra mobile prevista per il 2011 dalla riforma Sacconi e dello 'scalino' per la pensione di anzianità targato Damiano, visto che la tanto discussa riforma Fornero si farà sentire solo a partire dal 2013. In attesa di un'altra sforbiciata, dunque, come si evince dalla tabella in basso "a pagare" sono state inevitabilmente le pensioni soggette ai requisiti contributivi ed anagrafici toccati dalle riforme e, dunque, le pensioni di anzianità e vecchiaia che, nei primi tre mesi del 2012, hanno subito quasi un dimezzamento rispetto al primo trimestre del 2011, scendendo da 875 a 460 nel primo caso (-47,4%) e da 688 a 385 nell'altro (-44%), con un picco massimo che hanno superano il 55%, è il caso della vecchiaia, in provincia di Perugia. Ridotte della metà anche le pensioni provvisorie ovvero - spiegano gli esperti dell'Inps - quelle la cui posizione deve essere ancora definita. Diversamente, seguono un trend di crescita i trattamenti che non hanno risentito delle misure restrittive previste dalle riforme, come le pensioni di invalidità (+ 21,4%, in totale 238) e di inabilità (+18,1%) o quelle indirette, destinate agli eredi in caso di decesso di una persona ancora in fase lavorativa (+75,9%). Analizzando nel dettaglio i dati Inps sulle gestioni più significative, il calo numerico più sensibile in Umbria si registra per la gestione separata e parasubordinati (54,7%) che però rappresentano la fetta più esigua dei trattamenti pensionistici erogati (24 contro 53 del 2011), mentre risultano più significativi i tagli di oltre il 32% del numero di assegni liquidati per i commercianti (191 contro 285) e coltivatori diretti-coloni mezzadrie (scesi da 348 a 236) e del 34% per gli artigiani. Infine per i lavoratori dipendenti - che rappresentano la fetta più grande del totale (1.148 trattamenti, nei primi tre mesi del 2011 erano 1.386), il calo percentuale è stato di circa il 17%. Al momento l'Inps dell'Umbria non è in grado di quantificare "in soldoni" il risparmio ottenuto con la riduzione degli assegni erogati tra gennaio e marzo del 2012, mentre è certo che se l'Umbria segue il trend nazionale, per ottenere l'assegno bisogna attendere di più. I dati dell'Inps nazionale parlano, infatti, di un'età media di pensionamento che nei primi tre mesi del 2012 è salita da 60,4 a 61,4 anni. Per il settore pubblico l'innalzamento è stato ancora più rapido, a causa della stretta ulteriore, rispetto al privato, sull'età delle donne, passata nel 2011 da 60 a 61 anni, a cui aggiungere comunque la finestra mobile.