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Cronaca

Duplice omicidio di Cenerente, un giallo con tante incognite

Dal martello usato per colpire Scoscia agli orari delle telefonate: gli elementi non chiari nel duplice assassinio


Il casolare di Cenerente

Gli orari, il martello e il cantiere. I silenzi e le urla. Nella lunga notte tra il 5 e il 6 aprile, nel casolare degli orrori a Cenerente, sono tanti i punti oscuri, i pezzi del macabro puzzle che ancora mancano. Qual è la pista che gli inquirenti stanno seguendo per arrivare a capire chi ha ucciso Sergio Scoscia, e provocato la morte di crepacuore alla madre Maria Raffaelli nella loro abitazione? Si è trattato di una rapina finita male o di ben altro? Gli investigatori al momento non si sbilanciano, continuano a lavorare a ritmo serrato. Ma al momento restano tanti gli interrogativi ancora senza una risposta. Gli orari ad esempio. La mattina dopo l'omicidio - che, si sarebbe consumato, secondo gli esiti dell'esame autoptico, tra le due e le quattro di notte - il nipote delle vittime, Valerio Mion, che vive con la madre e il compagno di questa nella porzione di casolare attiguo a quello in cui vivevano Sergio e Maria, ha effettuato la prima telefonata ai carabinieri alle 8 e 24 per avvertire dell'effrazione nella casa e alle 8 e 50 per comunicare il ritrovamento dei cadaveri. Uno dei muratori che lavora al cantiere poco distante dal casolare ha dichiarato di avere sentito, già tra le 7 e le 7 e 30, delle grida di disperazione provenienti dalla casa e di avere visto un uomo, elegante e vestito di scuro che al telefono diceva: «Qui sono morti tutti». Altro punto chiave della vicenda: il martello con il quale Sergio Scoscia è stato colpito ben venti volte in varie parti del corpo. L'arnese, come confermato dallo stesso proprietario, apparteneva ad uno degli operai del vicino cantiere. «Prima di partire per le vacanze di Pasqua - ha detto l'uomo - l'ho consegnato ad un collega». Questi ha spiegato di averlo messo nel sottotetto della palazzina in costruzione giovedì scorso, dopo avere finito di lavorare. Era l'unico attrezzo lasciato incustodito nel cantiere ed è stato lasciato a ben sei metri di altezza. Chi l'ha preso o sapeva dove si trovava o ha avuto tutto il tempo per cercarlo. Altro particolare. Lo stesso martello è stato trovato sul letto di Maria Raffaelli dopo il delitto, bene in evidenza. Chi lo ha lasciato lì quindi non si è preoccupato di nasconderlo. Anzi. Sergio Scoscia, secondo gli esiti dell'esame autoptico è morto per soffocamento, forse provocato dal bavaglio. Le venti martellate sono state inferte in varie parti del corpo tra cui la schiena. Colpi violentissimi in grado di provocare un dolore atroce, fino allo svenimento. Perché sul corpo di Sergio Scoscia invece non sono stati trovati neanche segni di difesa?

Domande che per il momento non hanno una risposta. Un giallo che ancora resta irrisolto.