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Focus

L'idea di cittĂ  nella moderna societĂ  globalizzata

L’attuale concetto di città è assai diverso da quello che, ancora per molti, sembra essere più radicato e conosciuto e che - soprattutto per quanti vivono nelle metropoli di dimensioni più consistenti - oggi ha assunto un significato radicalmente differente.
In tante aree del mondo (senza peraltro escludere il continente europeo e il nostro paese), le moderne città appaiono con dimensioni estremamente ampie poichè, a partire dal secolo scorso, hanno avuto una crescita esponenziale dettata - molto probabilmente - dall’idea che il progresso, il lavoro, la professionalità e le stesse relazioni tra le persone, potessero essere favorite anche da spostamenti di carattere semplicemente (e inizialmente) “fisico” che, di conseguenza, hanno indotto milioni di persone a trasferirsi in aree fortemente urbanizzate (non sempre per effettive motivazioni).
Osservando tale fenomeno ed analizzandone pregi e difetti, successi e fallimenti, vantaggi e problematiche, ma riflettendo anche con buona dose di misurata attenzione sulla sua evoluzione nel corso degli ultimi decenni, bisognerà riconoscere che il concetto iniziale di città ha subito tali e tante trasformazioni, da perdere completamente l’originario significato.
Quello che oggi appare evidente - soprattutto in ambito socio-ambientale - è la crisi sempre più concreta della capacità di “governare” realmente queste enormi aree urbane, specialmente dal punto di vista spazio-temporale e, proprio una simile condizione, porta di frequente a definire tali territori (anche per alcune aree dell’Italia) come “città/regione”; basterà infatti fare riferimento a realtà come Milano, Roma e Napoli, per rendersi conto immediatamente di fenomeni urbani che si sono estesi, che sono cresciuti e che hanno messo a dura prova quella tipologia di città percepita e sperimentata in secoli di storia e di espressioni anche in ambito culturale.
Se poi estendiamo l’analisi ad altri continenti ed alle aree urbane con maggiore concentrazione, dovremo registrare che, negli ultimi anni, siamo andati ancora oltre nel concetto di città/regione, arrivando alla definizione (tecnicamente documentata da urbanisti, sociologi, antropologi ecc.) di “città/regioni globali” che, in buona sostanza, rappresentano sistemi territoriali che vedono al proprio interno coesistere e amalgamarsi elementi di carattere sociale ed economico che non possono semplicemente essere circoscritti all’interno di luoghi appartenenti a città o regioni, proprio perchè mostrano invece flussi di carattere realmente mondiale.
Allora, dovremmo forse chiederci se tali fenomeni hanno oramai un’importanza così rilevante da essere riusciti ad arrestare l’idea (oramai storicamente spiegata) di città come luogo “circoscritto”, con confini e demarcazioni estremamente definiti rispetto alla restante parte dei territori appartenenti ad altre aree; inoltre, potremmo infine domandarci se, nell’epoca che stiamo attraversando, le città si sono irrimediabilmente distanziate da tutto ciò che l’archetipo di città ha rappresentato nel corso di millenni di storia e, perciò, ogni loro cittadino “appartiene” effettivamente al mondo, a confermare quell’idea di “globalizzazione” che attraversa concretamente la vita quotidiana di ciascuno di noi, pur con differenze ancora molto evidenti rispetto alle specifiche ubicazioni nelle diverse zone del nostro pianeta.
Ma la teoria che fa considerare le aree urbanizzate “al di fuori” di particolari ambiti è da ritenere realmente valida? Oppure, in alternativa, dovremo considerare la città come luogo nel quale si manifestano e si consolidano rapporti e legami tra le persone ad ogni livello possibile e (altro elemento di riflessione importantissimo) i singoli cittadini sono in grado d’essere realmente “co-partecipi” di quell’idea di “polis” (di memoria greca), nella quale lo spirito di cittadinanza e di appartenenza erano un elemento fondamentale alla base del suo ordinamento politico-giuridico, in quanto l’identità di ogni individuo era combinata dall’insieme di norme e valori che rappresentavano la reale “identità” dell’intera comunità?
Crediamo fermamente che, nell’attuale condizione sociale che vive il mondo d’oggi, il ritorno a quella “paideia” che affascinava Platone, possa ancora oggi divenire sinonimo di cultura e di educazione attraverso la cultura: forse questa è una delle poche strade possibili per contrastare realmente quella “globalizzazione uniformante” che attraversa tutti gli ambiti possibili della quotidianità di ogni persona.